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Il Sass Franzaa
(« Bugion de Griant »)
“Recente scoperta della prosecuzione di una grotta molto nota in ambito locale”
Di Attilio Selva
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Il Sass Franzaa è una grotta situata nel comune di Griante, in località Monti di Nava, nei pressi del Monte Dossone a 765 m sopra il livello del mare. E’ senza dubbio, oltre al Bucone di Tremezzo e al Buco della Rotella, una delle grotte più note del complesso carsico Monte San Martino-Panotti di Tremezzo. In ambito locale è meglio conosciuta come “Bugion de Griant”, tale denominazione deriva dalle cospicue dimensione dell’androne d’ingresso (quasi 50 m di altezza e 25 di larghezza) che la rendono visibile anche dalla sponda opposta del lago (Varenna/Bellagio).

Le prime osservazioni effettuate dallo scrivente al Sass Franzaa concordavano con quanto descritto nel catasto speleologico regionale lombardo. Il rilievo effettuato in passato forniva uno sviluppo complessivo della grotta di 28 m, un dislivello positivo di 12 m e un estensione coincidente con lo sviluppo, quindi pari a 28 m. In effetti la grotta appariva in realtà come un enorme riparo (foto a - b), percorribile lievemente in salita e privo di ogni ulteriore via d’ingresso.
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Foto a:
l’ingresso del Sass Franzaa

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Foto b:
l’androne in tutta la sua estensione

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In realtà alcuni elementi suggerivano una possibile prosecuzione del complesso, in particolare la presenza di una sorgente intermittente ma soprattutto la colata di travertino all’interno dell’androne. Il travertino si origina per precipitazione di calcare su cumuli di muschi del genere Cratoneuron. Quando l’acqua si infrange deposita una patina di carbonato che, dopo qualche anno, porta al ricoprimento completo del vegetale. Il muschio cresce di nuovo sullo strato di calcare appena depositato e il processo di ricoprimento si ripete; questa sequenza può reiterarsi innumerevoli volte, tali da permettere l’accumulo di ingenti quantità di travertino. Il muschio, inglobato dalla coltre calcarea, muore e degenera, lasciando vuoti e impronte che conferiscono alla roccia il tipico aspetto “spugnoso”. Tale fenomeno poteva, per deposito di travertino, aver ridotto notevolmente le dimensioni della prosecuzione interna obliterandone le vie d’accesso. In effetti una placca sporgente di calcare non permetteva di osservare la parte alta dell’ingresso, soprattutto se l’osservatore era collocato nelle immediate vicinanze della grotta. Per risolvere il problema era necessario osservare la grotta da un’altra prospettiva, in modo che fosse visibile anche la parte superiore nascosta dalla placca calcarea.

La foto c venne scattata da un altro versante e il risultato confermò la validità dei dubbi: un ampio ingresso elissoidale segnalava la sicura prosecuzione del Sass Franzaa.

Successivamente si rese necessario trovare una via d’accesso che consentisse di salire nella parte superiore della grotta. Con l’aiuto di un’attrezzatura adeguata e superata un’esile frattura nel travertino è stato possibile conseguire lo scopo prefissato. L’ingresso, circa 6 m x 3 m, conduceva in una galleria profonda circa 50 m che terminava senza ulteriori prosecuzioni. Il dato più interessante che mi ha spinto a scrivere questo articolo non è certo la scoperta della prosecuzione del Sass Franzaa, ma le caratteristiche morfologiche di questo nuovo accesso: infatti, tutta la galleria è occupa da un laghetto originato da uno sbarramento naturale (un vero e proprio “muro naturale”) creatosi per accumulo di calcare al bordo dell’ingresso. Tale sbarramento, alto più di 1 m, ha bloccato la via d’uscita all’acqua proveniente dall’interno della grotta originando un’autentica “piscina naturale”. Questi fenomeni denominati “vaschette”, si verificano con frequenza all’interno delle grotte ma solitamente hanno dimensioni molto modeste.
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Foto d:
concrezioni del Sass Franzaa

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Foto c:
il nuovo ingresso

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Lo spettacolo di questo fenomeno è veramente suggestivo, ma lascio alle immagini (foto d-e-f) ogni chiarimento di quanto descritto. Un ulteriore dato di interesse è il popolamento vegetale della grotta, infatti, le discrete dimensioni dell’accesso consentono il passaggio dei raggi solari che si affievoliscono solo nella parte terminale.
La percentuale decrescente di illuminazione è evidente nella distribuzione delle alghe e dei muschi che diminuiscono progressivamente dall’esterno all’interno. Il bordo dello sbarramento è occupato anche da fanerogame, in particolare la Silene delle fonti (Silene quadridentata), una specie molto frequente in prossimità delle grotte.
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Foto e:
il laghetto e, sullo sfondo, lo sbarramento.
La piccola incisione sullo sbarramento è dovuta a un atto vandalico

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Foto f:
il perimetro di sbarramento, si noti la geometria regolare

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Purtroppo, anche in questo ambiente così apparentemente inaccessibile la mano dell’uomo aveva già preso il sopravvento qualche tempo fa, come dimostra la foto xx lo sbarramento presenta una piccola incisione ben visibile anche a distanza. Qualche buontempone del passato aveva tentato di rompere “il muro” per svuotare il laghetto!; tali fenomeni, frequenti nelle grotte della Tremezzina, rivelano la mancanza di rispetto per questi bellissimi ambienti che così tanto tempo hanno impiegato per formars.

Con un’adeguata preparazione nessuno vieta la visita o lo studio di una grotta, ma occorre rispettarle perché sono un patrimonio di tutti, animali e vegetali compresi.
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Bibliografia
* Villa Camozzi

MUSEO ETNOGRAFICO
E NATURALISTICO
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