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all’aperto Val SanagraFlora

Album Fotografici
* Val Sanagra
Museo Valsanagra Flora
Indica Schede Flora
Album Foto Flora
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La Flora della Valle Sanagra
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Uno splendida natura incontaminata fatta di boschi, pascoli e ruscelli

Il territorio della Val Sanagra vanta la presenza del torrente omonimo, un importante valle che racchiude uno scrigno di specie vegetali e animali che popolano un ambiente ancora selvaggio e incontaminato.
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La Val Sanagra si sviluppa alle spalle della sponda occidentale del Lago di Como, per un dislivello di 1700 m, da Grandola ed Uniti (circa 400 m) al M.te Bregagno (2107 m).
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L’asse vallivo decorre in senso N-S e pertanto è all’incirca parallelo al lago; i versanti principali a ovest e est si presentano per lo più scoscesi, spesso, per lunghi tratti, con pendenze superiori al 100 %.

Da una pubblicazione del 1993 emerge che sono state rilevate 280 specie di piante tra pteridofite, pinofite e magnoliofite, tale cifra è una sottostima della fitodiversità reale, da cui ci si attendono non meno di 400 specie.

Alle quote inferiori il clima più mite favorisce un evoluzione del suolo più rapida con la conseguente produzione di humus soffice e organico (mull).
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Le specie frequenti sono il Carpino nero (Carpinus betulus), la Farnia (Quercus robur), il Frassino maggiore (Fraxinus excelsior), l’Olmo campestre (Ulmus minor), il Biancospino (Crataegus monogyna), il capél del pré (Evonymus europaeus), il nocciolo (Corylus avellana) e la Palla di neve (Viburnum opulus).
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Il sottobosco erbaceo presenta diverse geofite (piante con sostanze di riserva sotterranee) come il Campanellino (Leucojum vernum), l’Anemone bianco (Anemone nemorosa), l’elleboro verde ( Helleborus multifidus ssp. Laxus), ecc.
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Per ammirare queste prime formazioni boschive è consigliabile percorrere l’itinerario pianeggiante che dalla frazione di Codogna (loc. Ciuderia) conduce, in meno di un’ora, al suggestivo “Sass Corbe”; una forra suggestiva cosparsa di blocchi enormi e ricca di splendidi belvedere. L’itineario è facile e percorribile per persone di qualsiasi età.
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Salendo di quota (da 800 m) il bosco cambia aspetto, per la presenza di suoli meno ricchi e per l’affioramento di roccia dovuto alla verticalità dei versanti.
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Tale situazione si mantiene sino a 1100 m. s.l.m. e la copertura boschiva appare più scarsa, qualora non vi siano penetrazioni di lembi di faggeta (versante orientale).
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I boschi qui presenti possono essere divisi in due categorie in funzione dell’acidità del suolo, un tipo (neutro-acidofilo) è composto dal Sorbo montano (Sorbus aria), dalla Roverella (Quercus pubescens) e dal Carpino nero (Ostrya carpinifolia), lo strato erbaceo è strutturato da specie interessanti come la rosa di Natale (Helleborus niger) e l’Euphorbia lombarda (Euphorbia variabilis); l’altro tipo, nettamente acido, presenta la Rovere (Quercus petraea) e la diffusione antropica del Castagno (Castanea sativa) con sottobosco di Scorodonia (Teucrium scorodonia), betonica (Stachys officinalis), spigarola bianca (Melampryum pratense) e carice pallottolina (Carex pilulifera).
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La fascia più alta (oltre i 1100 m) è dominata da splendidi boschi di faggio (Fagus sylvatica) e abete bianco (Abies alba) ai quali fanno seguito fitte piantagioni di abete rosso (Picea excelsa).
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Questo è sicuramente il settore più appariscente e selvaggio della valle, a chi volesse visitarlo si consiglia di incamminarsi dall’Alpe d’Erba che è comodamente raggiungibile dalla frazione Naggio di Grandola ed Uniti seguendo la strada asfaltata che porta all’Alpe di Logone; qui la strada diventa sterrata e si prosegue con la macchina sino all’Alpe d’Erba (m 1100).
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Giunti all’Alpe ci si incammina sulla carrareccia che si inoltra in direzione della Valle Sanagra tra fitti boschi di Faggio e Abete bianco. Proseguendo si aggira attorno alla testata della Valle Sanagra che viene superata passando da tre torrenti a cascatelle.
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Il sentiero svolta verso destra e dopo un percorso pianeggiante sale ripido all’interno di una fitta abetaia di Abete bianco (è bene non perdere la traccia !!).
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Seguendo attentamente la traccia e superando una serie di piccoli tornanti, il bosco inizia a diradarsi lasciando il posto ad arbusti di Rododendro che preludono al pascolo dell’Alpe di Nesdale (m 1610, ore 1) dove si vede la teleferica di servizio.
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Da Nesdale è già visibile la chiesetta di S. Amate che si raggiunge attraverso il pianeggiante sentiero sottostante (m 1621; ore 1,30).
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Al termine dell’itinerario i boschi lasciano il posto ai pascoli che rivestono interamente i settori più alti del bacino imbrifero del Sanagra.

Seguono alcuni esempi di sepcie rare censite nella valle

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La Campanula dell’Arciduca Raineri
(Campanula raineri Perpenti)
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Campanula Ranieri
A livello mondiale l’areale distributivo di questa specie si estende tra il lago di Garda e il lago di Como spingendosi nel Vicentino.
La Campanula Raineri è una pianta perenne, formata da fusti fogliosi e uniflori, formanti piccoli cespugli che sporgono dalle fessure prive di suolo.

Le foglie cauline sono alterne, ellittiche con piccoli dentelli, il fiore viola azzurro cupo è molto grande (3-4 cm).
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Distribuzione
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Monte Grona, sotto la vetta a 1736 m (Pisani, 1986 - Selva, 2000 - Comolli, 1834); “Fra gli scogli…del Sasso Rancio vicino alla Gaeta” (Comolli G., 1834), oggi assente; Monte Generoso (Koch, 1844 - Penzig, 1879 - Franzoni, Lenticchia e Fravat nel 1890).
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Già tra il 1825 e il 1829 la sua presenza viene messa in dubbio da Fiori. Becherer nel 1960 non la trova e addirittura Schröter nel 1950 afferma: “ oggi non vi si trova più”.

Le segnalazioni successive riguardano due settori del Monte Pidaggia (m 1528) prossimi alla Val Sanagra: la specie prospera al Sasso di Cusino in corrispondenza della massicciata antistante al paese omonimo a quota 1000 (Selva, 2001) e il versante che si affaccia sull’Alpe di Logone (m 1184) in territorio di Cusino (Selva, 2002).
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Le guglie di dolomia che si vedono dall’Alpe di Malé ospitano una popolazione di Campanula raineri che sembra ricollegarsi a quella descritta per il Sasso di Cusino (m 1328).

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Primula di Lombardia
(Primula glaucescens Moretti)
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Primula Moretti
La Primula glaucescente è distribuita tra la sponda Occidentale del Lago di Como a ovest e il settore meridionale del massiccio del Monte Adamello (Val Daone) ad est, disgiunto dall’areale principale lombardo. E’ affine alla Primula spectabilis, una specie a distribuzione orientale.
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Distribuzione
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Monte Grona (Comolli, 1834); Griante (Comolli, 1834); Valsolda: Cima Sgaravò (1385 m), quota 1330 m (Antonietti, 1985).
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Allo stato attuale la specie cresce in Valsolda e in Val Sanagra alle pendici del Monte Pidaggia, tra i Monti di Gottro e l’Alpe di Logone a 1100 m (Selva, 2000).

Questa stazione continua dietro la cima del monte sul versante che si affaccia all’Alpe di Malè (m 1201).
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La stazione della Valsolda è attualmente il limite Occidentale di distribuzione.
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Felce falcata
(Cyrtomium fortunei Presl)
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Questa rarissima felce era segnalata nella monografia floristica di Pignatti, (Pignatti, 1982) solo in Friuli sul Monte Ragogna e in Canton Ticino a Cannobio; si segnala la presenza di alcuni individui in prossimità della foce del torrente Sanagra, nei dintorni della forra che attraversa l’ex seteria Buratto (Menaggio). Si tratta senza dubbio di una specie coltivata per ornamento e successivamente naturalizzata (solo nei siti citati).
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La felce falcata presenta foglie pennate con segmenti interi, si distingue dalle specie affini per la fine dentellatura dei margini fogliari


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Pteride dalle foglie pinnate
(Pteris vittata)
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Pteride dalle foglie pinnate
Felce molto rara: cresce solamente in Campania, Calabria e Sicilia, anche se ormai in molti di questi luoghi sta scomparendo.
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La recente scoperta della specie a Menaggio (Loveno-Val Sanagra) conferma la monografia floristica di Pignatti che nel 1982 citava. “anticamente segnalata sul Lago di Como”.
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Da una ricerca storica approfondita emerge che il botanico Augusto Béguinot ha pubblicato nel 1926 un articolo intitolato: “Note floristiche e fitogeografiche sulla pretesa esistenza della Pteris longifolia presso il Lago di Como”.
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Naturalmente è molto strano che una specie che cresce a sud della Campania, ricompaia a nord dopo 800 km di distanza. Attenendoci a questi dati è ragionevole credere che questa pianta sia stata introdotta in qualche giardino, dal quale è successivamente “fuggita”.


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Occorre però considerare che la coltivazione e la propagazione nell’Insubria della Pteride dalle foglie lunghe non è molto facile.
La stazione dove cresce a Menaggio è composta da oltre 50 individui chiaramente spontanei e non è presente in nessuno dei giardini limitrofi.

Un altro dato interessante è la presenza spontanea dell’affine Pteris cretica, diffusa nella forra limitrofa allo stabilimento Mantero (Burgatto) o nei dintorni della località Forno.
Il genere Pteris in Italia comprende solamente queste due specie.
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La Viola pennata (Viola pinnata L.)

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Lo Sparviere a foglie sottili (Hieracium porrifolium L.)
E’ una delle specie più rare del Lario occidentale ed è rarissima in tutto il territorio italiano.
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Il fiore, lillacino, ha lo sperone violaceo di lunghezza doppia rispetto alle appendici del calice. La caratteristica che conferisce alla pianta il termine specifico “pinnata” è la foglia palmato partita anzichè intera.
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Distribuzione
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Monte Grona, sull’orlo ovest della Grona a 1000 m, con Cytisus emeriforus e Pulsatilla montana (Dübi, 1954 - Pisani, 1985 - Selva, 2000); una nuova stazione rinvenuta dallo scrivente (Selva, 2001) è vicina alla sponda opposta (al Monte Grona) della Val Sanagra, il Monte Pidaggia (m 1528), nei dintorni della cima, anche su affioramenti rupicoli.

Per comprendere la sporadicà di questa specie si consideri che la stazione del Canton Ticino più vicina al Monte Pidaggia dista circa 50 km

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Lo Sparviere a foglie sottili (Hieracium porrifolium L.)
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Lo Sparviere a foglie sottili (Hieracium porrifolium L.)
Simile a un qualunque Sparviere, se ne distingue per le foglie molto sottili, intere, lineari e carenate (2-4 per 9-16 mm) con sparsi peli chiari. Vive su rupi calcaree soleggiate e pendii aridi sassosi (300-2400 m).
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La distribuzione è compresa tra le Alpi Giulie e le Grigne. In realtà l’areale non si ferma alle sole Grigne come dimostrano i ritrovamenti del Lario occidentale: Monti di Griante e Val Menaggio (Comolli, 1834); Panotti di tramezzo.
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Si segnala una nuova popolazione in Val Sanagra, vicino a Villa Bagatti Valsecchi (Selva, 2002) e una menzionata 20 anni fa: il Monte Grona (Pisani, 1985).

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La Ginestra o Citiso insubrico
(Cytisus emeriflorus Rchb.)
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La Ginestra o Citiso insubrico  (Cytisus emeriflorus Rchb.)
Il Citiso insubrico è un piccolo arbusto molto simile a una ginestra.
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Il genere Cytisus, infatti, comprende la maggior parte delle specie denominate volgarmente “ginestre”.
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Ad esempio, la Ginestra dei carbonai, che nelle nostre montagne ricopre vaste distese di praterie abbandonate, viene idicata con il termine latino Cytisus scoparius.
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Il Citiso insubrico è una specie endemica distribuita tra il Friuli, il Lago di Garda e il Lago di Como.

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Distribuzione
Monte Grona (Dübi, 1953); Si segnalano nuovi ritrovamenti in Val Sanagra alle pendici del Monte Pidaggia (m 1528), tra i Monti di Gottro e l’Alpe di Logone (Selva, 2000).

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La Sassifraga di Vandelli
(Saxifraga vandelli VEST)
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La Sassifraga di Vandelli  (Saxifraga vandelli VEST)
E’ senza dubbio il ritrovamento più importante di tutte le mie escursioni, non essendo mai stata segnalata da nessun botanico sulla sponda Occidentale del Lago di Como.
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La Saxifraga Vandelli è un endemismo insubrico che cresce sulle rupi calcaree delle Alpi Orobie, tra le Giudicarie, le Grigne e il Bormiense. Nel Lago di Como è stata segnalata nei massicci Corni di Canzo, Resegone, Artavaggio e Grigne.
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La stazione del Lario occidentale si trova sui Monti di Croce (Selva, 2000):
da Paullo si prende la mulattiera che sale sino alla località Forcolette (825 m), dove si diparte un sentiero che consente il superamento del piccolo promontorio del Sasso Martino (m 862).
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Si giunge in prossimità di alcune trincee e qui si scende nei ripidi prati magri, (occorre fare molta attenzione!) dove si giunge sopra la Chiesa di S. Martino e l’inizio della Valle Stera
(tra Pastura e C. Bianca).

Nelle balze erbose affiorano rupi di dolomia di poche decine di metri quadrati, di queste occorre osservarne il fianco sinistro. La popolazione presente è ridotta, essendo composta da poche decine di cespi.

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L’Erba Regina
(Telekia speciosissima (L.) Less.)
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L’Erba Regina  (Telekia speciosissima (L.) Less.)
E’ una pianta erbacea alta fino a 50 cm, le foglie ampiamente obovate o piriformi presentano la base amplessicaule e raggiungono una lunghezza di 15 cm.
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Generalmente, appaiono lucide, finemente dentellate e di consistenza cuoiosa.
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Il fiore è un capolino giallo oro (simile a un piccolo girasole), solitario, molto grosso (4-6 cm).
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L’Erba Regina è un endemismo insubrico che cresce su rupi dolomitiche asciutte o sassose.
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Distribuzione
pendici del Monte Pidaggia (m 1528) tra Carlazzo e Cusino (Dübi, 1953/60 e Becherer, 1962), Val Sanagra tra i Monti di Gottro e l’Alpe di Logone (Selva 1999-2000), Sasso di Cusino a 1000 m (Selva, 2000);

Monti di Griante - Chiesa di S. Martino (m 475) - Valle Stera con Physoplexis comosa (Selva, 2000), Buco della Rotella – Forcolette - Paullo (Comolli, 1834 ; Dübi, 1953 e Selva, 2000); Monte Grona ? (Consonni & Arrigoni, 1997), da verificare; Monte di Tremezzo.

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Erica arborea
(Erica arborea)
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L’Erba Regina  (Telekia speciosissima (L.) Less.)
L’Erica arborea (Erica arborea) anche detta scopone, ulice o scopa.
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Essa deriva dalla antica stirpe dell’Erica che ha il suo centro di origine in Sud Africa ove è rappresentata da non meno di 530 specie.
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La sua presenza nell’Italia meridionale attesta un antico contatto tra l’Africa e l’Europa.
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Molto simile all’Erica carnea si distingue per il portamento arboreo (oltre 2 m di altezza), la corteccia rossastra e i rami estremi bianco-lanosi.
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I fiori bianchi e campanulati sono inseriti nella parte terminale dei rami, sormontata da un rametto di sole foglie.
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L’habitat dell’Erica arborea è la macchia mediterranea sempreverde o le giovani leccete.
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La distribuzione italiana è concentrata nel bacino mediterraneo sebbene penetri a nord degli appennini giungendo in Romagna, nel Piemonte meridionale, sul Lago di Garda e sul Lago di Como dove risale sino a Colico e Chiavenna.
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La presenza di Erica arborea nel Lario occidentale era già stata segnalata da illustri autori: il Christ la indica per la Tremezzina, secondo Bär, abbonda fra Grandola e Loveno.
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Allo stato attuale l’Erica arborea cresce tra Grandola e Menaggio (Loveno e Gaeta). In particolare in Val Sanagra, gli ultimi individui di Erica arborea si trovano a quota 550 m, nelle immediate vicinanze del Sass Corbee (su deposito morenico, tra i castagni).
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Quelle della Val Sanagra è una delle stazioni più distanti dai bacini lacustri.
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A seguito di recenti sopraluoghi lo scrivente segnala popolazioni di Erica arborea ai Monti di Colonno e ai Monti di Laglio.
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Curiosi gli utilizzi dell’Erica arborea: i contadini la utilizzavano per infrascare i Bachi da seta in procinto di produrre il bozzolo (Bigattiere).
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Altri asportavano le parti basali del fusto per ricavare legno duro e poco combustibile, adatto per la fabbricazione delle pipe.

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Rincospora chiara (Rhynchospora alba
(L.) Vahl)
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Rincospora chiara (Rhynchospora alba (L.) Vahl)
Specie rarissima in tutto il territorio italiano: cresce in ambienti umidi, in particolare torbiere basse collocate a quote comprese tra i 0 e i 1500 m.
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Presenta un aspetto giunchiforme circondato da foglie strette, grigiastre e avvolte su se stesse; produce piccoli fascetti fioriferi terminali di colore biancastro.

Questa pianta sta scomparendo in quasi tutto il territorio italiano, probabilmente ciò è da relazionare alla scomparsa degli habitat palustri, distrutti dalle bonifiche, dall’urbanizzazione o dall’interramento naturale.

La specie prospera in una ristrettissima popolazione a Montuglio, dove si trova la sbarra che chiude il percorso che sale all’Alpe Rescascia (Selva, 2003).
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Clematide alpina
(Clematis alpina (L.) Miller)
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Clematide alpina  (Clematis alpina (L.) Miller)
Specie abbastanza comune in tutto l’arco alpino, dalle A. Giulie alle A. Marittime.
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Cresce in boschi montani e subalpini con abete bianco (Abies alba) o faggio (Fagus sylvatica) oppure nelle mughete. In altri casi la si trova presso affioramenti rupestri, preferibilmente di rocce calcaree. In ambito locale è una specie rara, infatti non vi sono segnalazioni per i territori compresi nelle comunità montane Alpi Lepontine e Lario-Intelvese.
La specie cresce su sfasciumi di dolomia alle pendici del Monte Grona, sul sentiero che dal Rifugio Menaggio sale verso la Forcoletta (Selva, 2005)

Clematide alpina  (Clematis alpina (L.) Miller)

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* Villa Camozzi

MUSEO ETNOGRAFICO
E NATURALISTICO
VAL SANAGRA
Villa Camozzi - Sede Municipio e Museo
Piazza Camozzi, 2 • 22010 Grandola ed Uniti • (CO) • Italy
e-mail: comune@comune.grandolaeduniti.co.it
Tel. +39 0344 32115 • Fax +39 0344 30247

e-mail: info@museovalsanagra.itwww.museovalsanagra.it


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